Dinah Washington, talento infinito del blues. 
Donna bizzarra, Dinah. “Regina del blues”, per alcuni, “mangiauomini” per altri, coi suoi sette matrimoni alle spalle. Una voce interrata nel gospel sin da bambina, un timbro sfilato dalle tasche a Billie Holiday. Il registro di chi interpreta standard jazz in equilibrio sul parapetto del balcone.
Uno si aspetterebbe una prova matura da lei, nel ’56, quando ad accompagnarla è l’impeccabile orchestra diretta da un giovanissimo Quincy Jones e Dinah attacca la “Caravan” di Duke Ellington, uno standard cantato da tutti, ed eccola lì, la sorpresa: un’interpretazione cialtrona, irridente, poggiata su un vibrato sopra le righe, eppur così intensa, tanto intensa, vibrante, da perdonarle tutto - la morte sciocca, i pettegolezzi, le imbarazzanti abulie sul palco, le idiosincrasie, i malumori, le incazzature.
Dinah Washington era così, prendere o lasciare.
Trentanove anni soltanto di stranezze biografiche, esaltazioni e tragedie, atteggiamenti da vamp e tristezze alcoliche da nobile decaduta.
Un talento infinito per una voce sottile ma duttile, dalla dizione cristallina, dal penetrante registro “drammatico” e le calde inflessioni blues. Il repertorio coraggioso, spericolato, che scavava tra brani misconosciuti delle origini del jazz e del blues, mai abbastanza suonati, dimenticati in fretta.
Un caratteraccio, anche. Come quella volta che, durante una serata, chiese all’organizzatore di impedire a un giovanissimo Jimmy Whitespoon, presto leggenda del chitarrismo blues, di salire sul palco – “perché c’è troppo blues, stasera”, disse. Il promoter ubbidì, per evitarsi fastidi.
Anche Dinah, come tutte le altre grandi cantanti jazz che l’avevano preceduta, era nata povera, in un paesino dell’Alabama. Il padre-mai-a-casa giocatore d’azzardo, la madre disposta a tutto pur di crescere dignitosamente i due figli.
Nel ‘27 la famiglia Jones si trasferisce a Chicago e Dinah, ancora giovanissima, comincia a suonare il piano e a cantare gospel nella chiesa battista di St. Lake. A quindici anni vince un concorso al Regal Teathre di Chicago ed è l’inizio della carriera: la sera, per eludere la sorveglianza della madre che preferisce saperla devota al gospel, lei le racconta di andare in chiesa a cantare quando invece è nei clubs che sta cullando la sua voce.
Mentre è in tour con i Sallie Martin Gospel Singers ha l’opportunità di fare un’audizione con la band di Lionel Hampton ed è fatta: canterà con lui per tre anni, dal ’43 al ’46. Proprio da lui, si racconta, riceverà il nome d’arte.
E’ solo dal ’47 che la cantante decide di mettersi da sola e comincia a registrare dischi per la Mercury con i maggiori musicisti in circolazione - Clifford Brown, Wynton Kelly, Clark Terry, Ben webster, Cannonball Adderley. Entrerà più volte in classifica, soprattutto negli anni Cinquanta, con brani quali “What A Difference A Day Makes” (un vecchio successo dei Dorsey Brothers arrangiato come un bolero), “Muddy Water”, “Maybe I’m A Fool”, diventando una delle principali voci sulla scena, lungo rotte imprevedibili e variabili tra jazz, pop, ballads, rhythm and blues, sigle televisive.
Tumultuosa nella vita come sul palco, Dinah vivrà la frustrazione crescente di un appesantimento fisico che cercherà di fermare in tutti i modi, alcol e droghe comprese. E sarà proprio l’accidentale combinazione di alcol e pillole dimagranti ad ucciderla, una settimana dopo il suo ultimo concerto, la voce sempre alle stelle, in un club di Los Angeles.
Sottovalutata dalla critica per la straordinaria disinvoltura esibita nel cantare oltre ogni etichetta di genere, Dinah Washington condizionerà un’intera generazione di cantanti jazz (Nancy Wilson, Esther Phillips, Diane Schuur) e “popular”. Persino quella giovane Janis Joplin che, nell’angusto ambito rock, diventerà la più importante cantante bianca di blues.

CINQUE DATE PER DINAH
1924: Nasce il 29 agosto come Ruth Lee Jones a Tuscaloosa, Alabama (USA). A Chicago, dove i suoi si trasferiscono dopo qualche anno, comincia a cantare e suonare al piano musica gospel.
1943: dopo aver lavorato per qualche tempo in diversi jazz club, entra a far parte dell’orchestra di Lionel Hampton con cui registra “Evil Gal Blues”, grande successo discografico di quell’anno.
1946: comincia a incidere dischi a suo nome per la Mercury, etichetta con cui lavorerà per tutta la sua breve carriera.
1959 Vince il Grammy Awards con il disco “What A Difference A Day Makes”, arrangiato da Belford Hendricks, già collaboratore di Sarah Vaughan e Nat King Cole.
1963: muore a Detroit (USA) il per dose di pillole dimagranti ed alcol.

LA DISCOGRAFIA CONSIGLIATA
For Those in Love (CD - EmArcy 514 073-2, 1992)
Registrazioni del marzo 1955 con Clark Terry, Wynton Kelly e Paul Quinichette e arrangiamenti di Quincy Jones: edizione in CD con due bonus-track rispetto all’originale in vinile.

The Swinging Miss “D” (CD – Verve 558 074-2, 1998)
Il capolavoro della cantante, arrangiato da Quincy Jones, con classici quali “Caravan”, “Perdido”, “Ev’ry Time We Say Goodbye”, registrati nel 1956. L’edizione in CD aggiunge otto brani all’originale in vinile, tratti da 45giri dell’epoca.

Dinah Sings Bessie Smith (CD – Verve, 1999)
Tributo alla “madre di tutti i blues“ Bessie Smith, registrato nel 1958 con Wynton Kelly (l’edizione CD accresciuta di 5 bonus track). Un esempio folgorante della versatilità vocale di Dinah Washington.

What A Difference A Day Makes (CD - EmArcy 818 815-2, 2000)
Session di studio del ’59 in cui la Washington è alle prese con 16 ballads, tra cui l’hit dei Dorsey Brothers che dà il titolo all’album. L’edizione rimasterizzata in CD presenta tre brani in più rispetto all’originale su disco.

The Complete Dinah Washington on Mercury (21 CD’s – EmArcy voll. 1-7, 1992)
Sette volumi da 3 CD’s ciascuno (!) che coprono tutta la carriera discografica della cantante, dal 1946 al ’61. Per completisti.

Ultimate Dinah Washington (CD – Verve 539 053-2, 1997)
Per chi si accosta alla musica della Washington, un’antologia di pezzi che documentano l’attività dal 1949 al 1959 selezionati da Abbey Lincoln, altra grande vocalist.

WASHINGT-ON-INTERNET
Dei numerosi siti che trattano della vita e l’opera della cantante, segnaliamo:
http://www.alamhof.org/washingtond.htm
http://interjazzfame.org/html/DinahWashington.html
http://www.cdnow.com
Schede biografiche e discografie.
http://chat.ru
Discografia, MP3 samples, biografia e altre informazioni.


DINAH-VIDEO
La cantante è presente in quattro video attualmente in distribuzione:

“The Ladies Sing The Blues” (distr. View Video, USA)
Documentario sulle principali cantanti jazz (Billie Holiday, Sarah Vaughan, Bessie Smith).

“Jazz on Summer’s Day” di B. Stern e A. Arakian (distr. Columbia Tristar, USA)
E’ il resoconto dell’edizione del Festival Jazz di Newport del 1958 con Armstrong, Mahalia Jackson, Monk, Chuck Berry, Anita O’ Day.

“The Swingin’ Singin’ Years” (distr. Videoyesteryear,USA)
Musical con Stan Keaton, Louis Jordan, Woody Herman e Ronald Reagan.

Harlem Harmonies vol. 2 (distr. View Video, USA)
Trenta minuti di Count Basie, Duke Ellington, Cab Calloway e Bessie Smith.

("Ladies in Jazz/4" - "Mondo Padano", 24 giugno 2000)