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| Sandro Fresi – “Folas de Anglona” (CD – Associazione Iskeliu ISK-CD003, ITA 2005) | | | “E’ un invito ad un viaggio alla scoperta della civiltà agropastorale dell’Anglona attraverso la musica ed il racconto immaginifico; un percorso interiore, intrapreso con l’umiltà di chi cerca il suono delle voci di donne e uomini, delle corde e delle piccole benas, qualità di antica provenienza capaci di scuotere le nostre moderne sensibilità sempre più spesso frastornate da assordanti moltitudini di niente”.
Sandro Fresi presenta così il suo ultimo lavoro “etnomusicologico”, profondamente radicato nelle terre di Sardegna, la sua regione, nell’entroterra sassarese ricco di nuraghi e siti preistorici. Da anni, d’altronde, va inseguendo con modestia e umiltà esemplari, un’idea “politica” di cultura sociale che è nel DNA delle musiche di tradizione, per quanto “geneticamente modificate” dalle sensibilità e dalle tecnologiche del contemporaneo. Qui, più che altrove, Fresi raccoglie sul campo le “folas” (racconti) di uomini e donne che hanno vissuto e intendono lasciare una testimonianza orale del loro passaggio, attraverso le storie di candelieri, mietitori, banditi, feste, usanze popolari.
Nella fitta trama dei racconti di queste voci tremanti, incantatrici, spontanee - autentiche - con la maestria e il gusto che lo illuminano da anni (ignorato dai più, sconosciuto dai media nazionali… ma non è cosa di cui stupirsi in questo nostro Paese dei Cachi), Fresi inserisce brevi interludi strumentali di nuova composizione o tradizionali, attingendo dalla musica medievale e rinascimentale, con esiti assolutamente convincenti. Una musica raffinata, mai stucchevole, che esalta la natura acustica delle timbriche delle variegata strumentazione impiegata (launeddas, benas, ghironda, oud, caxixi, cetra, chitarra, violoncello, organetto, fisarmonica, contrabbasso), preparando magnificamente l’ascoltatore al successivo flusso di parole, consentendogli la necessaria sedimentazione dei significati e delle immagini evocate.
Un lavoro complesso, di grande valore documentale, certo di non facile fruizione (causa la difficoltà oggettiva di comprensione dell’idioma sardo), che testimonia una volta di più la condizione di grande vivacità della ricerca in Italia, ben oltre i ricorrenti luoghi comuni che la vorrebbero ormai quasi totalmente estinta e ignara della sua stessa storia.
Info e contatti all’indirizzo: Associazione Culturale Iskeliu via Settembrini, 14 – 07029 Tempio Pausania (SS) telefono: 0796 70688 e-mail: sandrofr@tiscali.it iskeliu@tiscali.it
INTERVISTA A SANDRO FRESI
Com'è nata l'idea della ricerca di "folas" in Anglona? Quali le ragioni di fondo?
“Mi incuriosiva sondare altri universi, dopo quello della Gallura di Speradifòli, che consentissero di sviluppare idee musicali interessanti suggerite dal racconto di tradizione orale”.
Perché proprio in quest'area?
“L'Anglona è una terra spesso dimenticata, da scoprire senza fretta. Ha colline di foreste pietrificate, siti e reperti nuragici di rara bellezza, abbazie romaniche in aperta campagna e testimonianze del passaggio dei Templari. E una varietà di “parlari” molto interessante per gli studiosi di geofonetica. E per musicisti visionari…”. Come hai selezionato i "portatori"?
“Nella maggior parte dei casi ho cercato “cuntadores” legati al mondo agropastorale che avessero un linguaggio il meno contaminato dall'italiano. Uomini e donne che non vogliono dimenticare. Forse sono loro che hanno “selezionato” me, concedendomi di entrare nel loro mondo”. Oltre al registratore, hai utilizzato altri strumenti?
“Ho utilizzato un dat portatile con un microfono professionale e quando possibile, ho filmato i narratori”.
Che reazione hanno avuto le persone avvicinate?
“Il vecchio di Nulvi che racconta del rito collettivo dei candelieri, ha chiarito fin dall'inizio del nostro incontro che non mi avrebbe raccontato “barzellettas” e così è stato. La donna di Perfugas che racconta del giovane pastore che è costretto a banditare per amore è la pronipote del protagonista. Il vecchio che racconta del bandito e dei suoi bravi, quando riascolta in cuffia la sua voce chiama la moglie e le dice: “Ascoltami, non ti sembro più simpatico registrato?”. In genere la reazione è stata tra il divertito e l' orgoglio di lasciare traccia di sé”.
Una volta raccoltolo, come hai selezionato il materiale?
“Ho lasciato intatte le storie compiute e ho mio malgrado escluso dal CD frammenti molto interessanti sul lavoro nei campi al soldo dei “don” locali; latifondisti residuati di un feudalesimo duro a scomparire, la paura atavica della fame e la percezione della povertà e del sopruso. Ma avrei dovuto pensare in maniera del tutto diversa il lavoro e non sono un antropologo”.
Che diffusione avrà il CD?
“Ho prodotto il CD per la Comunità Montana n° 2 della Sardegna (Su Sassu-Anglona -Gallura), che lo distribuirà alle associazioni culturali e alle scuole, ma intendo mettere in vendita il lavoro ed avere il titolo disponibile nelle librerie”.
Ritieni ci sia ancora spazio per la ricerca etnomusicologica in Italia?
“Nello sconfinato continente sardo, credo di sì, ma ci vuole umiltà, passione e troppa gente si atteggia. Non saprei dirti della situazione sulla 'terraferma'”.
A che prezzo fare ricerca?
“Sono un musicista sardo-gallurese, potrei dirti che suono in Francia, in Olanda, in Australia, nei teatri e negli Istituti italiani di cultura ma in Italia non trovo un distributore per il mio CD “Zivula” né per gli altri lavori..”. Che rapporto hai con i "colleghi" del settore, concesso e non ammesso ne esista uno?
“La sciamo perdere…”.
Come sono nati i brani strumentali di tua composizione? Come costruisci generalmente un pezzo?
“Quasi sempre utilizzo una serie di moduli di suoni etnici e sequencer per una prima stesura dei brani. In seguito affido le parti ai musicisti di Iskeliu; per fortuna abbiamo un vasto assortimento di strumenti a corda e a 'ventu' e buone individualità. Ci prendiamo tutto il tempo che serve perché registro con uno studio mobile dell'associazione, senza fretta. Vado comunque a mixare in uno studio professionale. Mi piacciono le collaborazioni ma è più facile offrirle che ottenerle”.
E sui brani di tradizione, come lavori?
“In “Folas de Anglona” per esempio c'è il brano “Ave mama'e deu” cantato da Maria Giovanna Recìno per il quale ho pensato più soluzioni arrangiative, ma la voce ed il brano gregoriano sono così intensi che ho preferito non aggiungere alcun strumento. Dove il gusto lo concede (ammesso che ne abbia uno), mi piace aggiungere strumenti a corda come la cetera còrsa, che in Gallura non si usa più da duecento anni, o tappeti di harmonium, giocare con il mistero delle voci femminili ed utilizzare percussioni sarde e mediorientali”.
DISCOGRAFIA DI SANDRO FRESI
“Iskeliu” (CD – Accademia Gabriel APG CD 002, 1998) “Speradifòli” (CD – autoproduzione ISK CD 001, 2001) “Dulcincantu” (CD – Accademia Gabriel APG CD 003, 2001) “Zivula” (CD – autoproduzione ISK CD 002, 2003) “Folas de Anglona” (CD – autoproduzione ISK CD 003, 2005)
(29 gennaio 2006) | |
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