| |

| Rock, affare di famiglia. Jeff Buckley. | | | L'immaginario rock si nutre di morti, non è una novità. Vite immolatesi a trecento all'ora sull'autostrada della vita più dissoluta e sregolata. E' una pasticceria in lutto, il rock: è toccato a Elvis, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Sid Vicious, per dire solo dei nomi più venerati. Pasticcini amari da ingoiare a fatica nel rimpianto. Il rock, una Terra Promessa per ideologie a buon mercato, un Eden dell'Eterna Giovinezza, dove la morte in corsa dell'idolo è la quadratura del cerchio. Perché se biografia rock e musica non sono fatti per durare, come è stato scritto, "lo spettacolo deve continuare" sempre, costi quel che costi. Dietro l'ammirato dolore di un attimo, il business dell'industria discografica e dei famigliari, nuovi imprenditori. Emblematici i casi recenti della famiglia Hendrix, depositaria di tutto il catalogo prontamente rimasterizzato; della vedova Lennon, che in nome del grande marito inonda i negozi di trascurabili barchette commemorative; o di Courtney Love (compagna di Kurt Cobain) in disputa con gli ex-Nirvana per la pubblicazione di inediti del gruppo... Jeff Buckley, comunque, fa caso a sé: figlio di Tim, il prodigioso sperimentatore di "Lorca" ignorato in vita e riabilitato parzialmente post-mortem, muore a 31 anni annegando nel Missisipi, dopo un disco straordinario - "Grace" - e tante belle promesse. Mesi di prove, registrazioni in studio, ripensamenti, ritardano l'uscita del nuovo album, quando una morte stupida lo sorprende alle spalle. Da quel giorno, secondo un copione già seguito ormai troppe volte, la Columbia pubblica brani inediti, live, DVD, video, mentre l'editoria gli dedica più libri di quanti ne siano stati scritti su Stravinsky o Glen Gould. Sulle riviste specializzate, intanto, i giornalisti si contorcono periodicamente in epiteti dalle evocazioni romantiche che variano da "angelo in volo" a "ragazzo di sogno" (dal titolo di un suo pezzo), a "hipster con la testa d'angelo". Intendiamoci: Jeff Buckley è stato una delle più luminose promesse della musica giovanile degli anni Novanta. Punto. Una promessa, appunto, che, in quanto tale, avrebbe potuto trovare conferma solo in ulteriori prove che non sono arrivate. Anche l'ennesimo CD dal vivo "Live all'Olympia", che si è aggiunto recentemente all'ampia discografia, attesta piuttosto la sua già riconosciuta bravura sul palco, la felice coesione del gruppo, l'intensità dell'interpretazione, la rara propensione al dialogo con il pubblico, ma non sembra opera determinante, tale da giustificarne la diffusione nei negozi e l'aumento esponenziale dei fans che affollano i numerosi siti in Rete. Dietro la tragica vicenda e l'esiguità dell'opera, invece, sembra di scorgere la mano di una scaltra operazione di business nel nome dell'arte e dell'amore materno. Non è certamente un caso che sia proprio la madre di Jeff a detenere i diritti sul catalogo (?) e a pretendere un controllo totalizzante, addirittura ossessivo, sull'esegesi, che è contrario alla più elementare libertà d'informazione. Caso grave passato inosservato, il blocco voluto da Mary Guibert della distribuzione di uno dei contributi più equilibrati sul musicista, il libro di Giancarlo Susanna "Jeff Buckley. A voice to hold in the dark" (Stampa Alternativa, 2000). Nell'agile volume, ricco di foto inedite e di un CD con brani mai pubblicati, la lettera di Lee Underwood, chitarrista e amico del padre Tim, rivelatrice di alcuni aspetti meno conosciuti della personalità del giovane Jeff, che sarebbe cresciuto nel risentimento verso il padre (dichiarato per altro in numerose interviste), frustrato dal suo straordinario valore artistico, plagiato da una madre oppressiva e manipolatrice. Certo, immagini impresentabili, queste, se confrontate con il ritratto angelicato rimandato costantemente dalla monolitica biografia ufficiale. Jeff, spirito libero che nell'arte ha saputo esprimere come pochi tutto se stesso, sarebbe rimasto inorridito dall'azione legale intentata dalla madre per bloccare il libro. Ne siamo certi. Non lo sono stati, al contrario, tutti coloro che in un modo o nell'altro ne stanno facendo fruttare spregiudicatamente il cadavere.
("Mondo Padano", 29 settembre 2001) | |
|