IL FESTIVAL DI SANREMO COME PARADIGMA DELL'ITALIA SUB CULTURALE CONTEMPORANEA E DELLA SUB CULTURA DELLA MUSICA. LA LEZIONE ILLUMINANTE DI THEODOR W. ADORNO COME ANTIVIRALE ALLA STUPIDITA' DILAGANTE... 
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“(…) La banalità della musica leggera attuale, banalità che è inesorabilmente controllata per non ostacolare la vendibilità del prodotto, imprime a fuoco alla fisionomia di tale musica quello che ne è l’aspetto decisivo: la volgarità. Si potrebbe quasi sospettare che gli ascoltatori siano interessati nella maniera più fervida proprio a questo aspetto: la loro mens musicale ha davvero come massima la frase brechtiana “ma io non voglio affatto essere un uomo”. Riesce loro penoso tutto ciò che, musicalmente, gli ricorda loro stessi, la problematicità e la possibile elevazione della loro esistenza; e proprio perché in realtà sono separati da ciò che potrebbero essere, vengono presi dall’ira quando l’arte glielo ricorda”.

“(…) La volgarità dell’atteggiamento musicale, lo sminuire tutte le distanze, l’insistere sul fatto che nulla di ciò con cui si viene a contatto possa essere migliore di se stessi (o di quanto si crede di essere), tutto questo ha radici sociali. La volgarità consiste nell’identificazione con l’avvilimento, dal quale la coscienza prigioniera, vittima di esso, non riesce a uscire.”

“(…) Tuttavia la standardizzazione della musica leggera, in forza del suo crudo semplicismo, non va interpretata tanto da un punto di vista interno-musicale quanto da un punto di vista sociologico. Essa mira a relazioni standardizzate, e il successo che incontra, specie la violenta avversione dei suoi seguaci per tutto ciò che potrebbe essere diverso, conferma che l’operazione le è riuscita. L’ascolto della musica leggera non è manipolato tanto dagli interessati che la producono e la diffondono, ma quasi da lei stessa, dalla sua natura immanente.”

“La musica leggera, che proclama come sua unica norma la necessità di distendere gli ascoltatori dopo il faticoso processo lavorativo, non esige, e quasi neppure tollera, spontaneità e concentrazione dell’ascolto. Bisogna sentire senza fatica, possibilmente a mezzo orecchio. (…) La passività incoraggiata si inserisce nel sistema generale dell’industria culturale inteso come sistema di istupidimento progressivo. Non che dai singoli pezzi provenga direttamente un effetto di istupidimento: ma il fan, il cui bisogno di prodotti impostigli può incrementarsi fino all’ottusa euforia – triste rimasuglio dell’antica ebrezza -, viene ammaestrato dal sistema generale della musica leggera a una passività che poi probabilmente si trasferisce anche al suo modo di pensare e ai suoi comportamenti sociali. L’effetto di annebbiamento, che Nietzsche temeva dalla musica di Wagner, è stato assunto in forze e socializzato dalla musica leggera. Il risultato conseguito, sottile nella sua capacità di creare abitudini, sta nella più singolare contraddizione con la grossolanità degli stimoli stessi. In tal senso la musica leggera, indipendentemente da qualsiasi intenzione che si voglia perseguire attraverso di essa o addirittura attraverso i testi scipiti di cui si serve, è ideologia.”

“(…) La difficoltà che deve affrontare il produttore di musica leggera è di appianare quella contraddizione, di scrivere qualcosa che sia incisivo e insieme banale e ben noto. E’ di aiuto in questo l’aspetto individualistico – nel senso antiquato dell’espressione -, che, si voglia o no, è tenuto presente nel procedimento produttivo, e che corrisponde anche al bisogno di momenti di repentina sorpresa oltre che al fatto di celare all’ascoltatore la standardizzazione predominante, quel tanto di confezionato che hanno la forma e il sentimento: l’ascoltatore deve sempre avere la sensazione di essere trattato come se il prodotto di massa fosse rivolto a lui personalmente. Il mezzo per raggiungere questo scopo, che è uno degli elementi fondamentali della musica leggera, è la pseudo individualizzazione (ch nel prodotto culturale di massa ricorda l’aureola della spontaneità) del compratore che sceglie liberamente al mercato secondo i suoi bisogni, mentre è questa stessa aureola che obbedisce alla standardizzazione e fa si che l’ascoltatore non si accorga di consumare prodotti già digeriti a dovere.”

“Occupandosi delle canzonette bisogna guardarsi dal fare un’apologia della cultura che non varrebbe certo più di quella delle barbarie. (…) Sotto la pressione del mercato la musica leggera assorbe molti talenti genuini che neppure in questo campo possono annullarsi del tutto… L’imbecillità viene intelligentemente rispettata e menata per il naso da musicisti altamente qualificati, presenti nel settore complessivo della musica leggera in numero assai maggiore di quanto vorrebbe ammettere la musica superiore col suo complesso di superiorità… (…) La preponderanza dei mezzi sugli scopi, presente in tutta l’industria culturale, nella musica leggera si manifesta come uno spreco di interpreti di notevole livello per prodotti indegni di loro: il fatto che tanti musicisti di possibilità ben maggiori lascino abusare di sé in questa maniera ha naturalmente ragioni economiche. Ma la loro cattiva coscienza determina un clima in cui prospera un velenoso rancore. Con cinica ingenuità, ma non senza ragione, un’orribile ragione, ci si convince di avere in appalto il vero spirito dei tempi”.

“Tutta la musica leggera potrebbe ben difficilmente avere la diffusione e l’efficacia che ha, senza quello che in America si chiama plugging. Le canzoni prescelte a diventare best sellers vengono martellate nella testa degli ascoltatori finché questi devono riconoscerle e quindi, secondo il calcolo esatto degli psicologi della pubblicità musicale, amarle. (…) Ma nonostante tutti i calcoli non bisogna guardare con indifferenza all’indifferenziato materiale usato per le canzoni. Perché una di queste diventi un successo deve rispondere a un minimum di esigenze - deve ad esempio possedere elementi del tipo dell’”idea”, del tema, divenuti da tempo problematici nella musica superiore, ma sempre in una proporzione realistica con l’abituale.”

“Certo l’esecuzione radiofonica e l’incisione su disco sono condizione necessaria perché una canzone di successo diventi tale: se non c’è modo di raggiungere una vasta cerchia di ascoltatori sarà difficile averne il favore. Ma tale condizione necessaria non è anche condizione sufficiente. In primo luogo, le canzoni devono, per poter avere successo, soddisfare in linea generale le regole correnti del gioco. Qui contano poco gli errori tecnici di composizione, mentre viene però eliminato il materiale che trasgredisca a priori, per carattere e natura, la normalità corrente, e dunque soprattutto ciò che appartenga a una moda dichiarata sorpassata ovvero impieghi mezzi notevolmente più moderni di quelli del tutto abituali. (…) Ma oltre a questo fatto… v’è una qualità specifica e di assai difficile definizione che viene rispettata e amata dagli ascoltatori: i cosiddetti evergreens, canzoni che sembrano non invecchiare e che superano le mode, testimoniano l’esistenza di questa qualità musicale…”.

“(…) il fenomeno di massa della musica leggera seppellisce l’autonomia e il giudizio autonomo, qualità di cui una società di uomini liberi avrebbe bisogno, mentre presumibilmente la maggioranza di tutti i popoli si indignerebbe se la musica leggera venisse loro tolta, considerando questo come un’intromissione non democratica nei diritti loro garantiti: è una contraddizione che rinvia alla condizione sociale stessa”.

(THEODOR W. ADORNO, “Musica leggera”, in “INTRODUZIONE ALLA SOCIOLOGIA DELLA MUSICA", Einaudi Torino 1971, pagg. 26-47. Trad. Giacomo Manzoni dall’originale edito in tedesco nel 1962)

(4 febbraio 2012)