LOTTA DI CLASSE? MAGARI DOPODOMANI… 
Clicca per ingrandire “Qualcuno era comunista perché… la rivoluzione oggi, no, domani neanche, ma dopodomani…!”
(Giorgio Gaber, “Qualcuno era comunista”)


Si può leggere la vicenda delle dichiarazioni dei redditi 2005 in Rete dal punto di vista di chi sostiene si sia trattato di un palese aggiramento della legge sulla privacy (Rodotà, ad esempio, o Pansa): l’aver deciso di pubblicare oltre 40 milioni di dichiarazioni integrali, con tanto di dati anagrafici e codici fiscali dei contribuenti può non essere stata un’idea brillante. Tutt’altro. E per più di una ragione (voyeurismo, microcriminalità…).

Ma perché non considerarla semplicemente come un’operazione “politica”?

Non tanto, come hanno sostenuto certe logiche becere della Destra di governo (ad esempio Fede, dal suo illegale telegiornale di rete), in quanto ‘colpo di coda’ del governo uscente, quanto piuttosto come una coraggiosa provocazione...

Perché dalle dichiarazioni pubblicate è diventato evidente a tutti – oggi più di ieri – che questo malaugurato paese è minato nelle fondamenta dalle differenze di classe socio-economica, di censo: se oltre la metà dei contribuenti vive con non più di 15.000 euro all’anno di reddito significa molto semplicemente che una piccola parte del paese vive allegramente alle spalle dell’altra.
E ciò è profondamente ingiusto oltre che pericoloso per gli equilibri sociali.

I benestanti (a destra come a sinistra) – cattolici devoti, generosi (solo con Telethon), solidali coi simili, intolleranti coi diversi – non vogliono sentire questa verità e gridano allo scandalo in difesa della privacy.
Se diventa consapevolezza di tutti che c’è chi vive con molto più di quello che è giusto e chi, al contrario, fatica a vivere dignitosamente, allora c’è il rischio potenziale di una rivoluzione proletaria…

Ma i benestanti sanno benissimo che la rivoluzione può accadere solo se si focalizza come strategia la vecchia, consunta “lotta di classe”.
Per il momento, intanto, meglio confondere le acque e lasciar credere che il problema reale sia quello della sicurezza, che il problema siano gli immigrati, gli ‘altri’. Solo in questo modo, da italiani, possiamo sentirci davvero tutti uniti…

(5 maggio 2008)