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| IL BERLUSCHELETRO NELL'ARMADIO DI NAPOLISCONI. | | |
Con il consueto 'stream-of-consciousness' pirotecnico, Fulvio Grimaldi affonda la lama nell'ennesima ferita istituzionale provocata dalla firma di Napolitano al recente Decreto 'interpretativo' che ha aggravato l'abisso di pericolosa illegalità in cui è sprofondato il Belpaese Cachiforme.
" (...) Il capo dello Stato, osannato per motivi tutti suoi dal guitto mannaro alla testa dell’orda cavernicola eversiva, ma ahinoi circonfuso di indulgente tenerezza anche dalla turba di sconnessi corifei di “sinistra”, non spunta dal nulla quando viene eletto presidente della Repubblica. Degno germoglio della mala pianta togliattiana, escrescenza saprofita della borghesia impegnata a recuperare col capitalismo da pseudodemocrazia anglosassone ciò che aveva perso col fascismo in rotta, ha guidato, dagli esordi fino alla disintegrazione sotto le macerie di tangentopoli, l’estremismo collaborazionista della destra del PCI, detta dei “Miglioristi”. Un gramignoso sottobosco ladrone nelle crepe del postribolo craxista, premiato per la sua funzione di stampella sinistra al progetto totalitar-mafioso di alcuni ceffi della Provvidenza, da Craxi a Berlusconi.
Per assaporare tutto il gusto dell’abiezione tardo-piccista della masnada migliorista e, di conseguenza, per non farsi abbindolare da una qualsiasi Ida Dominijanni della truppa pretoriana mediatica di Giorgio Napolitano (“Il manifesto”), ecco qualche estratto dalla loro (della masnada e di Napolitano) rivista “il Moderno”. Periodico di famigliari e sodali, al massimo 500 copie vendute, tenuto in coma vigile dalla pubblicità Fininvest durante gli anni ’80. Quelli del Grande Balzo in avanti di mafia, massoneria, fascismo postmoderno, ormai padroni della polis. “Il moderno” ne lastricava gli angiporti.
Letto questo, ci vuole la dabbenaggine, o la bulimia entrista, degli eunuchi scaturiti dalle malformazioni genetiche della sinistra italostronza, per dare addosso a un Di Pietro (non datemi del dipietrista, vi supplico, trattasi di contingenze) quando denuncia del garante della Costituzione il tip-tap ballato con gli anfibi sul lavoro, firmando la legge contro l’articolo 18 (che, scomparso il diritto alla giurisdizione, vuol dire la fine del diritto a tutti i diritti); sulla legge uguale per tutti, firmando ogni flatulenza autoimmunizzante del guitto mannaro, fino al decreto che trasforma l’autogol in rete all’avversario; sul rifiuto della guerra, firmando ed esaltando l’irruzione di tagliagole col tricolore nella pace, nella vita, nella libertà degli altri. Certo, “in difesa della pace, della democrazia e (più sommesso) degli interessi italiani” .
"La rivoluzione Berlusconi è di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità produttive". (da “Il Moderno” del febbraio 1986, p.115).
“Il Moderno” napolitanesco vivacchia ancora per un po’ la sua stentata vita di bollettino della Fininvest (con la quale, in amorosa comunità d’intenti, il subcomandante Gianni Cervetti frequenta ambienti moscoviti, proprio come il compagno rossissimo Cossutta combina affarucci con Berlusconi: gli estremi si infettano), fino a quando la corrente non viene stritolata da Mani Pulite. Avrà poi la soddisfazione di vedere il suo cadavere rianimato in zombie da uno stuolo di epigoni: Occhetto, D’Alema, Fassino, Veltroni, Finocchiaro, Bertinotti, Bersani. C’è un mio gentile commentatore che si inalbera per il mio precedente post : “Mica l’ha fatto il PD il golpe (del decreto salva-imbroglioni elettorali)! “. Amico mio candidissimo, ma chi è che fa da comico e chi da spalla? E sono molto diverse le funzioni? Lo scopo comune non è far ridere? E quando un PD allestisce una manifestazione – finalmente! – contro il decereto salvabrogli, un obbrobrio che, di fronte alla rivolta popolare, proprio non si poteva permettere di trascurare, e quando simultaneamente insiste nella venerazione e legittimazione di colui che in tale decreto ha insufflato potere esecutivo fuorilegge, lo scopo finale non è tanto di farci ridere, ma di restare con i pantaloni sulle caviglie, quindi alla mercé, quindi inutili, quindi complici. Pali della rapina, se non altro.
Intanto D’Alema e Violante - coppia nerissima, ma anche campionessa del patetico, che rincorre il guitto mannaro come l’eterna maglia nera Malabrocca si affannava lontano dietro al dopato primo in classifica - stavano brigando nel sottoscala di Palazzo Chigi per offrire ai taffaziani PDL di Lazio e Lombardia una via d’uscita, anzi di rientro. Alla faccia delle regole e dello sconcio giuridico della retroattività. Berlusconi non li ha neanche visti. Si è stropicciato le scarpe sullo zerbino portogli da quelli ed è asceso al Qurinale con un decreto tutto suo. E di Napolitano. Di Vittorio Emanuele Napolitano che, trovatosi di fronte un capo squadrista che sbraitava: “Ti rivolto contro la piazza”, ha travolto ogni remora legalitaria (magari non sua, del popolo tumultuante) ed ha firmato. Così l’omologo predecessore, quando, con gli unni in camicia nera alle porte di Roma, firmò la nomina di Benito Mussolini a capo del governo. E corse per liberarsi al gabinetto. Al successore è bastata la minaccia. Se il guitto mannaro mette le bombe alle mura difensive della Costituzione, il neo-Savoia gli accende la miccia mentre il PD lo nasconde tra i fumogeni: “Il presidente Napolitano continua ad operare con grande equilibrio e garanzia per tutto il paese”, così l’umorista La Torre, uomo di panza di D’Alema, quello dei pizzini al PDL Bocchino, confondendo la garanzia per il guitto mannaro e la sua muta con quella per il paese. O forse identificando il paese con la muta del guitto mannaro. Valentino Parlato ha definito “un’idiozia” l’impeachment del capo dello Stato e, una volta di più, il sostantivo gli è rimbalzato addosso. Per Clinton e Nixon c’era voluto molto meno. Dice una parola definitiva e sanzionatoria Luigi De Magistris, il migliore dei nostri rappresentanti politici, anche per il suo indefesso impegno per i palestinesi: “Napolitano sta avallando l’attuazione del Piano di Rinascita ideato da Gelli (e dalla Cia) e oggi realizzato dal premier piduista Berlusconi”. L’evidenza dimostra che lo faceva fin dal tempo dei suoi “miglioristi”.
Addio suffragio universale Con questa gente non si vota più. Non si vincerà mai più nessuna elezione importante. L’abbrivio è stato progressivo, a partire dalla liste di candidati blindate dai rispettivi caudilli, fino alla legge elettorale che assegna la maggioranza assoluta al primo arrivato, fosse anche rimasto al 18%. Per cui il mio voto vale una cacchetta di mosca rispetto al tuo. Senza calcolare l’impossibilità per le masse più vaste di farsi un’opinione scevra da lavaggi del cervello da parte di un sistema mediatico interamente alleato o aggregato alla criminalità politica organizzata. Ma poi c’è stato l’esempio della più Grande Democrazia del Mondo, con due elezioni successive del coglionazzo dell’11 settembre, George Bush, palesemente falsate grazie alle manipolazioni della Diebold, società informatica agli ordini dei golpisti Usa. E vuoi che i vassalli non seguano il modello, anche perchè dotato di mezzi e tritolo per far saltare qualsiasi assetto democratico di qualsiasi paese da tenere al guinzaglio? In Messico il narcorappresentante Usa Calderon ha prevalso sul socialdemocratico onesto Obrador grazie allo spostamento manu militari di un milione di voti. In Honduras un presidente legittimo è stato sostituito, con elezioni alla baionetta e agli squadroni della morte israeliani, cui partecipò il 30% della popolazione, dal fantoccio Usa Pepe Lobo. In Afghanistan gli sgherri del narcoburattino Karzai hanno riempito le schede che un popolo in rivolta rifiutava in massa. In Iraq, una prima volta, 2005, le elezioni sono state vinte dai pulitori etnici sciti grazie a vagonate di schede votate in arrivo dall’Iran, con oltre metà della popolazione rimasta a casa; e, una seconda, l’altro giorno, la cui correttezza e valenza “altamente democratica” (meno del 50% di votanti e brogli a gogò) poteva essere avvallata solo da collusi con l’occupazione e con i banditi al governo di obbedienza Usa-iraniana, tipo Feltri, Giuliana Sgrena e Hillary Clinton (sulle elezioni irachene torneremo con post apposito).
Per vanificare l’ultima elezione regolare verificatasi nello spazio a dominio occidentale, “democratico”, quella del 2006 in Palestina, è successo il cataclisma. che si sa. L'hanno fatta pagare costruendo l'Auschwitz di Gaza. E anche sullo spoglio delle schede nelle elezioni che ci hanno ripropinato il guitto mannaro e aperto la strada al fascismo postmoderno, ci sarebbe da dire tutto il nondetto, o appena fugacemente sussurrato, dagli “sconfitti”. Ricordate il casino delle notte dello spoglio al Viminale, che si ferma a metà e riprende dopo ore e l’irruzione del povero Fassino? Con questa accozzaglia si ladri, corrotti, banditi, al potere di controllo sul conteggio e sul tragitto delle schede, anche al di là della forza condizionante del monopolio mediatico, nessuna elezione sarà mai più vinta da oppositori veraci. Del resto il suffragio universale, ce lo scordiamo, è pianticella di recente piantumazione, strappata, da forze che oggi ci sognamo, a una giungla parassita che non ha mai dismesso la strategia di rivincita. Chi sfoltisce a forza di guerre di sterminio, sociali e belliche, un’umanità renitente o considerata in esubero, non ha certamente il minimo scrupolo a sfoltire qualsiasi voce, anche elettorale, che non risulti sinergica al vampirismo del capitale. Così, alla vigilia delle elezioni, hanno eliminato perfino un’informazione da cui poteva trasparire qualche motivo per non insistere a leccare il culo alla cosca reggente. Doveva essere sostituita da “tribune politiche” nelle cui grottesche sceneggiate si sarebbero dovuti poter esprimere anche soggetti e soggettini che alitassero concettuzzi vagamente diversi. Le avete viste voi le “tribune”? Ci ha pensato Maroni: a due settimane dal voto del 28 marzo non ha ancora fornito l’elenco dei partiti che possono accedere alle tribune. Finito il tripudio ingannevole delle elezioni in democrazia capitalista, tocca pensare ad altro.
Di presidente in presidente, di picciotto in capomafia. Per oltre un anno dall’inizio di una presidenza dalle origini wallstreetiane e pentagonali, “il manifesto” ha fatto un tifo prima scomposto, poi condito da perplessità, per “l’uomo del cambio” Obama. Ida Dominjianni stragorgeggiava di una “nuova era”. Ancora giorni fa reclutava quella canaglia ipocrita tra le “forze mondiali di sinistra”. Mariuccia Ciotta dava dell’”angelo” alla furia di guerra Clinton. C’ è voluto un ripensamento tardivo e pudico, a catena di crimini avviati fin dal primo giorno, che però, pilatescamente, “il manifesto” non ha fatto in prima persona, ma assegnandone l’onere a una citazione, quella del giornalista Usa Chris Hedges: “Obama mente in modo altrettanto vile, se non altrettanto crudele, di Bush”. E giù un rosario di infamie: ha compiuto un salvataggio miliardario dei farabutti bancari colpevoli della crisi con la cacciata in strada di milioni di lavoratori innocenti e inermi, con il più massiccio trasferimento di ricchezza verso l’alto di tutta la storia Usa; ha confermato e allargato lo Stato di polizia interno attraverso intercettazioni e sorveglianza ad libitum, senza mandato giudiziario, di cittadini dei quali ha autorizzato l’esecuzione extragiudiziale sulla base del sospetto; non ha ritirato le truppe dall’Iraq e ha allargato l’aggressione militare dall’Afghanistan al Pakistan alla Somalia allo Yemen, condotta con armi più sofisticate (missili stragisti Hellfire e droni) per lo sterminio di civili, di donne e bambini; avallando la tremenda farsa dell’11/9, ha rilanciato e potenziato la guerra infinita e universale a un “terrorismo islamico” che è tutto di invenzione Usa, o viene applicato, complice “il manifesto” e Co., a qualsiasi forza di resistenza, di libertà, di giustizia; dopo averne promesso il ritiro, ha ripreso e potenziato in Europa lo scudo missilistico da primo colpo; non ha chiuso Guantanamo, non ha fermato le torture, non ha ripristinato con l’habeas corpus i diritti fondamentali. Ha allestito un colpo di Stato fascista in Honduras e va preparando avventure militari contro i paesi progressisti dell’America Latina. Ha occupato militarmente Haiti, ritardando ad arte gli aiuti, perchè scomparissero alcune centinaia di migliaia di poveri e lasciassero il posto a villaggi turistici e multinazionali. Ha fornito ogni sostegno ai genocidi israeliani, compresa la loro foia di guerra all’Iran, e riattivato gli squadroni della morte, detti delle “operazioni speciali”, nell’universo mondo. Sta cacciando in gola a 40 milioni di statunitensi derelitti una legge sanitaria che regala centinaia di miliardi di dollari ai cannibali delle assicurazioni private. Ha sancito, con il sabotaggio del vertice climatico di Copenhagen, l’accelerazione della corsa verso la distruzione della vita come la conosciamo noi. Da ambientalista conclamato, ha messo a rischio il pianeta intero obbedendo all’ennesima lobby del necroprofitto rilanciando le centrali nucleari. Che poi produrranno quelle scorie ineliminabili, utilizzate al meglio dagli assassini di massa delle armi all’uranio. Merita senza alcun dubbio il premio Nobel di “Primo terrorista del mondo”.
Conclude Chris Hedges, che non è neanche comunista, e forse per questo non ha inibizioni: “La timidezza della sinistra espone la sua viltà, la sua mancanza di nerbo morale e la sua crescente impotenza politica. E peggio il danno arrecato da questa sinistra, di quello causato da Obama.” Che altro dire all’amico che mi ha rimbrottato : “Non è stato il PD a fare il golpe”? Già e anche il papa, quello degli abbracci riabilitanti ai predatori della politica e della protezione civile, quello sul quale la corsivista del “manifesto” Adriana Zarri si commuove “perché ama i gatti”, forse non ha inchiappettato e seviziato bambini. Lo hanno fatto le “mele marce” che tracimano, oltreché dal Duomo di Ratisbona, da ogni singolo covo di preti, frati e suore nel mondo e cui, appropriatamente, piduisti, fascisti postmoderni e chierici vogliono affidare l’educazione e la formazione delle nuove generazioni. In parallelo con la Gelmini. Tutti o sodomizzati, o decerebrati. Che votiamo a fa’."
(Fulvio Grimaldi dal suo controblog "MONDO CANE" - http://fulviogrimaldi.blogspot.com)
(12 marzo 2010) | |
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